IL PENSIERO DI CRISTO

NOTE AL TESTO

 

1 Non faccio teologia o cristologia: annoto soltanto il pensatore e il pensiero.

2 In tali partes impiego spesso l’espressione: Quando vi parlo, vi parlo dal posto del miscredente.

3 Costituito nel 1994 sulla base di precedenti costituzioni. È il "Cartello" di tre distinti Studia (parola presa dallo Studium bolognese dell'inizio del nostro millennio): Lo Studium, Il Lavoro Psicoanalitico, lo Studium Enciclopedia, lo Studium Scuola Pratica di Psicopatologia.

4 Rammento che The idea of a an University è il titolo di un celebre libro del Cardinale Henry Newman.

5 È il titolo di un mio libro, 1° ed. 1994, 2° ed. 1998. Esso ha quattro dediche, nell'ordine: a Dio Padre, alla Madonna, a Luigi Giussani, a Jacques Lacan. A quest'ultimo perché è stato lui a annotare che il Padre di cui parla Freud è - ultimamente ossia corretto rispetto alla crisi secondo cui si presenta nelle nostre menti - il "Padre nostro che sei nei cieli".

6 Molti discorsi di Gesù sono suscettibili della medesima esegesi: per esempio la parabola del seminatore. In cui il seminatore: 1° lavora per (= vocazione) 2° mettere al lavoro (= lavoro) 3° con la meta di produrre frutto (= soddisfazione: non mi fermo ora sulla distinzione tra soddisfazione e godimento, e sulla collocazione della distinzione tra usare e godere, ut; e frui).
Si tratta della medesima logica, o modo di produzione, che si rintraccia nell'Antico Testamento, vedi Isaia 55, 10-11: "Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare" - qui è lasciato implicito con ovvietà il lavoro della terra e anzitutto del contadino -, "così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza avere operato ciò che desidero e senza avere compiuto ciò per cui l'ho mandata"- qui è lasciato altrettanto implicito il lavoro del destinatario della parola: un implicito peraltro esplicitato dall’esegesi data da Gesù stesso della parabola del seminatore.

7 Charles Moeller, nel suo noto libro, aveva torto fin dal titolo Saggezza greca e paradosso cristiano. Già nel titolo è sottratto a Cristo il pensiero, con una distribuzione dei ruoli: ai Greci la ragione, a Cristo il paradosso, che molto implausibilmente convertirebbe la ragione greca anteriore spezzandole le reni in qualche punto (l'espressione "spezzare le reni" dovrebbe suscitare qualche eco nel ricordo).

8 II significato corrente della parola "libertinismo" è una corruzione del suo significato originario, che era quello di un neologismo coniato da Giovanni Calvino (1544) per designare il pensiero libero.

9 Ho scritto altrove che si tratta qui, prima ancora che di competenza linguistica, di competenza legislativa, e che la competenza linguistica-non quella di Chomsky che annulla la competenza- è inclusa in quella legislativa. Il parlare è un caso-il caso principe- di lavorodi rapporto come sempre e comunque rapporto di lavoro ("amore").

10 La scienza fisica e biologica è trattamento non banale di banalità.

11 Benchè per via di opposizione, il Profeta Muhammad successivo ai profeti ("Maometto" è una pessima italianizzazione) è quello che lo ha compreso meglio di tutti, proprio nel momento in cui, in quattro Sure, ha proibito al credente musulmano di pensare che Dio possa generare ossia avere un figlio. La storia mondiale da lungo tempo è legata a questa proibizione.

12 Arthur Schopenauer, Supplementi, 44° cap., Metafisica della sessualità, o più esattamente, ma con identico concetto, dell’amore sessuale: infatti non ci sono due amori, asessuato e sessuale, il che è verificato proprio dalla verginità, senza la quale l’errore "sessualità" si compie come omosessualità e Movimento Gay.

13 Dico non per la prima volta che la secolarizzazione non lo è di idee cristiane bensì di errori cristiani.

14 Eugenio Corecco, teologo, canonista, Vescovo di Lugano, recentemente deceduto, annotava la presenza di una"sottile vena antigiuridica" nel Concilio Vaticano II, in : "Ordinatio Rationis" o "Ordinatio Fidei"? Appunti sulla definizione della legge canonica, Communio 36, 1977.

15 è incalcolabile l'importanza dell'includere tra i moti del corpo, e al primo posto, il moto corporeo della lingua o linguaggio.

16 Per la critica dell’economia politica occorreva distinguere specie diverse di divisione del lavoro.

17 Con questa differenza tra quello del bambino e il suo: quello del bambino è ancora ingenuo, il suo è già innocente. L’ingenuità è il segno del peccato originale - esposizione alla ingannabilità e corruttibilità- in natura, nel pensiero di natura.

18 Sull'adesione di Dante alla dottrina dell'Olivi si veda: Robert L. John, Dante Templare, Hoepli, Milano 1987. Vi si parla della "parte straordinariamente importante nella Commedia" della teologia dell'Olivi.

19 Lo si può verificare punto per punto. Un esempio, il comandamento "Non uccidere" non ha motivo di essere concepito come stampigliato non si sa come da Dio nel cuore umano. Basta il pensiero: "Uccidendo un Altro soggetto- essendo io stesso un tale Soggetto - diminuirei il mio patrimonio, il mio beneficio attuale o potenziale, perché è dall'intero universo, preso di volta in uno dei suoi membri, che recepisco beneficio - modus recipientis - a mezzo della partnership con un Altro soggetto. Non ucciderò un partner. La suddetta diminuzione è una sanzione".Non diversamente per il " comandamento" di perdonare. Dio per primo non vuole privarsi di uno dei suoi, e neppure dell’occhio o del dente di uno dei suoi: finirebbe per trovarsi spiacevolmente davanti un cieco o uno sdentato. La vendetta comporta tali costi per il vendicativo da essere in sé stessa una sanzione non solo per il delinquente ma anche per il vendicativo stesso. Ciò quanto ai comandamenti. Quanto alle liste medievali dei peccati o vizi capitali, osservo questo: che sono tutti anche delle psicopatologie.

20 Fin da giovanissimo sentivo dire che la psicoanalisi farebbe "perdere la fede". Benché questo non sia stato il mio caso - e in più questa è una problematica cui fortunatamente non mi sono mai perso: "problemi" del genere corrompono -, ho però potuto constatare più volte il dato di fedi interrotte in corso d'analisi. Per lungo tempo tuttavia mi è rimasta oscura la causalità, o condizione, di un tale effetto, essendo anche informato che la psicoanalisi – né lo psicoanalista quantunque non credente- non si assume affatto una tale responsabilità (sorvolo su psicoanalisti irresponsabili). L’oscurità si è poi dissipata: ho osservato che, prima di un tale esito, nella storia del candidato all’analisi era sempre stata presente una personalità religiosa autorevole per lui che gli aveva predetto un tale effetto, o almeno che gli aveva insinuato il dubbio. Messa la pulce nell’orecchio, questa ha poi fatto strada, e alla prima occasione propizia- per gettare la fede alle ortiche un’occasione si trova sempre- si è affermata.

21 C’è chi ha avuto un sospetto: che la confessione psicoanalitica si contrapponga alla confessione sacramentale e la sostituisca. È un errore. La distinzione- senza concorrenza tra loro salvo il significato di cum-currere- è formale e reale: nella seconda si confessano i peccati propri (per definizione, è il peccato attuale non il peccato originale); nella prima si confessano i peccati di altri, quegli altri che con un loro inganno hanno avviato la, e contribuito alla, patologia di un soggetto. Si osserva che al soggetto è più difficile confessare il peccato dell’Altro, cui è fissato un un’equivoca fedeltà, che non il proprio.

22 La Psicologia detta "cognitivista" è quella che si propone di modellare pensiero e condotta umani secondo dispositivi astratti, cioè la forma più purificata di comando.

23 Potrebbe fare una certa impressione il constatare che la millenaria morale tradizionale, unitamente alla credenza nella sessualità come dato naturale, non ha saputo, nei tentativi di stilare liste di vizi o peccati, individuare la perversione come tale. Ciò dà da pensare, e sta bene così: si pensi de natura.,

24 Una specie di intelligenza simile a quella di S.Agostino, De Civitate Dei, 14, 18. S.Agostino pone una questione di cui la quaestio medievale diventerà strutturalmente incapace, perché la questione dì S. Agostino è una scoperta (come nella modernità), mentre quella medioevale non lo è salvo eccezioni: essa deve sistemare, non scoprire e tanto meno inventare. La questione di S. Agostino (che ho lungamente commentato nel mio Il pensiero di natura, cit.) è piccante. Come è possibile, si chiede, che i coniugi legittimi dì fronte a Dio e agli uomini possano sì aspirare a sciri, cioè a che si sappia quali sono gli atti coniugali tra loro, ma non a videri, ossia a essere visti nei medesimi atti coniugali? Chiunque altro che non fosse S. Agostino sarebbe stato accusato di pornografia. Dopo S. Agostino si è dovuto attendere Freud.

25 Domando: come è stato possibile, nei secoli cristiani, l'abbaglio che ha fatto prendere Antigone come rappresentante del diritto naturale? Senza neppure chiederselo, e proprio o almeno come quaestio medioevale? Ma per porre una questione occorre un desiderio, e questo non è sempre presente.

26 Si tratta ancora del passo di Agostino menzionato, nota 24

 

Per tornare alla pagina in lettura utilizzare la freccia di ritorno del programma di navigazione