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Notizia
In questo
4 novembre 2001, a sessant’anni, e
dopo avere provato di tutto, do notizia di questa iniziativa che ho preso: una Fraternità,
denominata "Il pensiero di Cristo".
Dopo di ciò, e il pensiero di natura che coltivo da anni,
non ho più niente da fare benché sì da lavorare. Penso alle parole "Ora
lascia che parta…"
Sulla vita futura di questa iniziativa non ho potere, programma, fantasie. Ci vuol
altro. Idem quanto al sapere.
So solo che il pensiero di Cristo è quasi disertato, benché
sia un bene già in nostro possesso, come un capitale: infatti la frase di Paolo - "Abbiamo
il pensiero di Cristo" - è una costatazione, non un’esortazione.
Dalla coltivazione di questo pensiero non mi aspetto studi,
ma effetti quanto a sostanza di rapporti: ecco la ragione di una
Fraternità.
Di questa pietra scartata, il pensiero di Cristo, mi preme
stabilire un punto di memoria. Se Cristo è la pietra scartata, il suo pensiero
ne è il cuore, come motore e affetto. Il motore è il pensiero; l’affetto è
del pensiero.
Si tratta di memoria di qualcuno presente. C’è presenza
solo di qualcuno, e qualcuno è presente solo nel suo pensiero. Senza questo c’è
cadavere, o debilità assoluta. E il pensiero è tale perché è consultabile
(non comanda).
La storicità stessa dei Vangeli è legata al loro restituire
un pensiero in atto, non un archetipo.
Cristo si espone con il proprio
pensiero.
Così come con il proprio pensiero si era già esposto Dio all’inizio per due
volte (Gen. 1, 26-27). La prima (Gen. 1, 26-27) nel pensare l’uomo - uomo e
donna - "a propria immagine e somiglianza", eccezione nella creazione,
anzi ormai neppure più creazione anzitutto. La seconda (Gen. 2, 18) nel pensare
la differenza sessuale in funzione della partnership uomo-donna,
con-sorti a ogni buon fine, subordinando il successo nel fine al successo della partnership
("non è bene che l’uomo sia solo"). Anche in questo caso non è
più creazione. Possiamo commentare che si esponeva al rischio della propria
confutabilità perché il fallimento, qualora non contingente ma necessario,
della loro partnership sarebbe ricaduto su di lui come suo fallimento.
Vedremo che il pensiero di Cristo ne tiene accuratamente conto, come d’altronde
aveva fatto il Diavolo. Sappiamo troppo bene che la storia dell’umanità ha
remato contro.
Pensiero non è Teoria (anche una parata militare è Teoria,
sfilata): quello genera rapporti, questa comanda esecuzioni, in tutti i
significati anche brutali di questa parola, e anche quello apparentemente mite
dell’esecuzione musicale.
Dio mi è testimone: in un "Paradiso" tutto
musicale, o tutto contemplativo, o un mix dei due - esecuzione in ambedue
i casi - non ho voglia di andare: è l’inferno. E Dio stesso ne sarebbe solo l’abitante
in alto loco, vertice o centro, sommo Fuehrer, quello di Gott
mit uns.
Ci siamo sbagliati sull’inferno. Non è fiamme: è
congelamento del pensiero, angoscia pietrificata. Tutto ciò unito a
deprivazione sensoriale, paralisi motoria, assenza di rapporti e mortificazione
dell’universo umano ridotto a universo fisico (frigido per definizione).
L’inferno è il paradiso di un pazzo. Perversione.
Se questo è "Dio", no e senza grazie.
Posta la distinzione benedettina tra orare e laborare,
la cura per tale pensiero sta dalla prima parte, ossia verte sull’efficacia
personale proprio per il fatto di investire in esso le proprie risorse. La
"preghiera" è un composto benché non chimico, un atto che con-pone
il proprio pensiero con il pensiero già posto da un altro che feconda il mio
non inerte.
Il proprio pensiero può essere vuoto - vuoto ma solo di pretese che sono Teorie, comandi -, ma il pensiero resta sempre attivo (anche
nel bambino piccolo). Le parole di Cristo, "Estote parati", si
riferisce anche e anzitutto al pensiero, dell’adulto come del bambino: la
prontezza è attività, non tabula rasa.
Preghiera come consultazione-scoperta del pensiero di Cristo.
Posto il pensiero di Cristo - posto da lui, e come pensiero positivo come si
dice "diritto positivo" cioè posto -, pregare è consultarsi con
esso. Una Fraternità serve anche a risparmiarsi deliri e allucinazioni
interiori.
Del resto è il pensiero come tale, in quanto non ha causa
ossia è libero, ad avere struttura di preghiera, rapporto di domanda-offerta
per l’efficacia produttiva.
Sul laborare vedremo.
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